Redazione · Mercato · mer 19 ago · 21:49
Sei volti nuovi e un'idea precisa: come sarà la UNA Hotels 2026/27
Generato in parte con AI

L'estate biancorossa si è chiusa con sei firme e una sensazione: questa non è una squadra rattoppata, è una squadra ricostruita in punti precisi. Hanno salutato Troy Caupain e Bryson Williams, e con loro Michele Vitali, Kwan Cheatham e Stephen Brown. Sono rimaste le fondamenta — Tomas Woldetensae, Luca Severini, Lorenzo Uglietti, Riccardo Rossato — insieme a Jaylen Barford, JT Thor e Jaime Echenique. In mezzo, coach Dimitris Priftis ha inserito sei tessere che raccontano abbastanza chiaramente come vuole giocare.
Il quintetto che si intravede
Tredici uomini a roster, sei firme nuove. Sulla carta il quintetto base sembra scriversi da sé: Speedy Smith in regia, Jaylen Barford accanto a lui, Tomas Woldetensae sull'ala, JT Thor da quattro e Derek Ogbeide sotto canestro. È una squadra più grossa e più fisica di quella dell'anno scorso, con due lunghi veri invece di uno, e con una prima linea di esterni in cui nessuno ha meno di 190 centimetri.
Ma il punto interessante è un altro: Priftis ha costruito un roster in cui il quintetto conta meno delle rotazioni. E si vede. Con Riccardo Visconti che può prendersi l'ala piccola in qualsiasi momento, quella disposizione è una fotografia di partenza, non una gerarchia.
I sei nuovi, uno per uno
Speedy Smith — 44, playmaker, 191 cm, 1993. Un regista d'ordine, uno che gestisce il ritmo e non lo consuma. Trentatré anni, un curriculum che passa da Lettonia, G League, Ungheria, Belgio, Israele, Francia, Lituania e Turchia, e un palmarès che pesa: il titolo lituano 2021/22, la Basketball Champions League 2024 con il Rytas Vilnius, due Coppe d'Israele con l'Hapoel Gerusalemme, il bronzo alla FIBA AmeriCup 2025. Non è il sostituto di Caupain nel senso dei punti: è il sostituto nel senso del controllo.
Speedy Smith è l'ultimo tassello del nostro puzzle.
— Dimitris Priftis, allenatore
Derek Ogbeide — 34, centro, 206 cm, 1997. Il primo volto nuovo dell'estate, e forse il più leggibile. Nato in Nigeria, cittadino canadese, arriva da una stagione da 49 presenze in G League dopo aver toccato Slovenia, Israele e i playoff di Trapani. Conosce la Serie A, conosce il GM Sambugaro dai tempi di Pistoia, e conosce soprattutto il mestiere sporco: tabelloni, pick&roll difeso in avanti, seconde opportunità. «Voglio portare dinamismo», ha detto. Il tipo di dinamismo che si misura nella differenza rimbalzi.
Riccardo Visconti — 9, guardia, 198 cm, 1998. Torinese, cresciuto nella Reyer con cui ha vinto lo scudetto giovanile nel 2016/17, poi Verona, Mantova, Brindisi, Pesaro, la Virtus Bologna con il debutto in EuroLega, due esperienze spagnole a Granada e Breogán. Priftis lo ha presentato come «un atleta di qualità, efficace offensivamente e pericoloso dall'arco»: 198 centimetri di ala-guardia che apre il campo è esattamente la figura che serve a una squadra con due lunghi in campo.
Rob Edwards — 2, guardia, 196 cm. La scommessa più intrigante. Formato in NCAA tra Cleveland State e Arizona State, tre anni di G League, poi una carriera che in una sola stagione ha toccato Australia, Cina e Porto Rico. Il profilo è chiaro: un realizzatore puro che può cambiare il segno di un quarto da solo. «Il progetto mi ha convinto fin dalle prime conversazioni con il coach», ha spiegato. Se il progetto lo convince anche a difendere, Reggio ha trovato un'arma.
Elhadji Fainke — 25, centro, 202 cm, 2005. Un ritorno, non un debutto. Cresciuto a Fidenza, aveva già vestito il biancorosso nel 2024/25 sotto Priftis con nove presenze, prima di una stagione da venti partite in A2 a Pesaro. Un ruolo definito con onestà dallo stesso allenatore: «completerà la nostra batteria di lunghi». Tradotto: minuti guadagnati, non garantiti, in un reparto dove il terzo centro serve davvero.
Luca Manfredotti — 11, ala, 195 cm, 2008. Il capitolo che a Reggio si legge con più affetto. Nato a Castelnovo ne' Monti, partito dalla LG Competition, entrato nel vivaio biancorosso nel 2022/23 con l'Under 15 e arrivato a tre finali nazionali tra Under 17 e Under 19. La prima squadra della sua città. Il GM Sambugaro l'ha inquadrata come continuità di una visione: i talenti si costruiscono in casa.
Far parte della prima squadra è un traguardo significativo, conferma che i sacrifici ripagano.
— Luca Manfredotti
Cosa può dare la panchina
Qui sta la parte meno raccontata e forse più importante. L'anno scorso la seconda unità reggiana era soprattutto una questione di tenuta; quest'anno somiglia a una scelta tattica.
Con Smith in campo, Reggio controlla. Quando esce, entra Lorenzo Uglietti e il ritmo può alzarsi, con Rossato ed Edwards come valvole offensive: due giocatori che non hanno bisogno di essere serviti a lungo per trovare il tiro. Nel frontcourt, la coppia Echenique–Ogbeide permette di non scendere mai sotto i 206 centimetri di centro titolare — e Fainke consente di gestire falli e minuti senza sacrificare la struttura. Severini, con la sua capacità di giocare da quattro dentro e fuori, resta la carta che apre il campo quando il gioco si ingolfa.
Detto in modo grezzo: nelle rotazioni Reggio può mettere in campo insieme un playmaker con un titolo continentale in bacheca, un realizzatore da oltre venti punti di media nella sua ultima parentesi, un centro che è stato il miglior rimbalzista della Serie A e un'ala con presenze in Nazionale. Non è profondità di riempimento: è profondità che può vincere quarti.
Cosa aspettarsi
Realismo: Smith ha 33 anni, Edwards è un'incognita sui campi italiani, Fainke e Manfredotti sono due ragazzi che devono ancora dimostrare di poter reggere questi minuti. E la partenza di Caupain e Williams toglie punti, assist e una certezza sotto canestro che non si sostituiscono con un annuncio.
Ma il disegno è coerente e riconoscibile: difendere con la stazza, rimbalzare meglio, distribuire il carico offensivo su più mani invece di appoggiarlo su una. È una squadra che dovrebbe soffrire meno nelle serate in cui il tiro non entra — perché avrà altri modi di stare in partita.
E poi c'è quel dettaglio che al PalaBigi non passerà inosservato: la maglia numero 11, che l'anno scorso era di un centro americano, quest'anno la porta un ragazzo di Castelnovo ne' Monti. Anche questo, a modo suo, è un modo di dire che la stagione è cominciata.
Il roster 2026/27
- 0 · Jaylen Barford — guardia, 191 cm, USA
- 2 · Rob Edwards — guardia, 196 cm, USA
- 4 · JT Thor — ala, 206 cm, Sud Sudan/USA
- 6 · Riccardo Rossato — guardia, 190 cm, Italia
- 7 · Tomas Woldetensae — ala, 196 cm, Italia
- 9 · Riccardo Visconti — guardia, 198 cm, Italia
- 11 · Luca Manfredotti — ala, 195 cm, Italia
- 16 · Lorenzo Uglietti — playmaker, 192 cm, Italia
- 20 · Luca Severini — ala, 204 cm, Italia
- 25 · Elhadji Fainke — centro, 202 cm, Mali
- 26 · Jaime Echenique — centro, 211 cm, Colombia
- 34 · Derek Ogbeide — centro, 206 cm, Nigeria/Canada
- 44 · Speedy Smith — playmaker, 191 cm, USA